Un primo bilancio

Pubblichiamo di seguito un primo bilancio delle attività della Colonna:

La gestione statale relativa alla diffusione del virus ha creato un’emergenza sociale di proporzioni incalcolabili.
Come era chiaro fin dal principio, le conseguenze di questa crisi le paga la classe lavoratrice in generale: ad ogni livello e ovviamente in maniera immediata e drammatica chi vive normalmente di lavori precari, a cottimo, informali o addirittura fuori-legge.
Nessuno nutre aspettative sugli aiuti da parte dello Stato: lo Stato ha storicamente abbandonato e permesso lo sfruttamento di queste persone, cioè di noi tutte.

L’esperienza della colonna solidale nasce dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una crisi di sistema e dalla necessità immediata di costituire reti concrete di solidarietà e mutuo appoggio.
Con queste premesse abbiamo costituito una sezione locale dell’ USI-CIT, con l’intenzione di muoverci in un primo momento entro i vaghi confini delle disposizioni regionali sulle attività di volontariato. Nel giro di questo mese si sono mobilitate centinaia di compagne e compagni.
Dall’apertura di uno sportello di ascolto e raccolta di generi di prima necessità, abbiamo cercato di stimolare un modello di autogestione replicabile e immediatamente pratico, col risultato che le attività della colonna si sono moltiplicate grazie all’apertura di analoghi sportelli e una miriade di punti di raccolta e distribuzione di prossimità lungo tutto il tessuto urbano.
Le iniziative di mutuo aiuto si rivolgono a numerosi singoli, famiglie e spesso intere comunità che vivono il dramma di non riuscire più a fare la spesa o a pagare l’affitto. Purtroppo non passa giorno in cui non riceviamo ulteriori richieste di aiuto e di supporto. È importante sottolineare che non concepiamo questa nostra azione come un intervento sussidiario alla gestione pubblica dell’emergenza derivata dalla diffusione del virus e dalla conseguente gestione statale della crisi.
Noi, da anarchiche e anarchici, pensiamo che il problema che abbiamo di fronte derivi dalla cattiva organizzazione sociale che è determinata dai rapporti gerarchici e di sfruttamento.
Contemporaneamente, sviluppare nuove reti di mutuo appoggio significa anche rafforzare le iniziative di autogestione nelle quali eravamo già impegnate.
Da anni cerchiamo di favorire lo sviluppo di un’economia solidale e anticapitalista, proprio a partire dalla possibilità di fare la spesa senza che ciò comporti favorire dinamiche di sfruttamento del lavoro e dell’ambiente.
Come ben sappiamo in tutte le crisi economiche ci sono sempre attori che si arricchiscono, che sanno come approfittarsi delle disparità sociali e sanno perfettamente come capitalizzarle. “Donare” per le multinazionali del cibo significa: sgravi fiscali, ritorno d’immagine ed economico. Crediamo che la genesi del virus e il suo diffondersi sia anche radicato nelle modalità produttive del cibo, nel totale disinteresse per l’ambiente, nella struttura delle metropoli, nell’organizzazione sociale, nella globalizzazione dell’economia e nella logistica dello sfruttamento.
Per questo i nostri sforzi sono orientati anche nel rafforzare la distribuzione di prodotti che non comportino dinamiche di sfruttamento dell’uomo sull’uomo o che abbiano un impatto negativo sull’ambiente. La colonna solidale autogestita è in questo senso legata a doppio filo con attività già attive come lo Spaccio Solidale Autogestito aperto da diversi anni presso il circolo Anarchico Berneri, che si avvale della cooperazione di molti piccoli produttori fuori dalle logiche delle tradizionali catene del commercio e della logistica.

Mai come in questo momento la solidarietà e il mutuo appoggio sono armi affilate da scagliare contro un sistema che ci vorrebbe costretti nel ciclo del “produci-consuma-crepa”.

Avanti!

Colonna Solidale Autogestita